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 AMATE L'ARTE? 
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
Dobbiamo indovinare gli autori, Arrakis?

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sab lug 11, 2009 5:25 pm
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
se vi va...se no ve li dico volentieri :smt003
il primo è facile!!!


sab lug 11, 2009 7:01 pm
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
No Arrakis, non dirlo..... io non sono un'esperta ma molti sì e amano indovinare l'autore, va benissimo così! :smt023

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sab lug 11, 2009 7:04 pm
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
Secondo me il primo è
Spoiler:
Chagall


lun lug 13, 2009 4:42 pm
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
Gli autori

Spoiler:
MARC CHAGALL E GUSTAVE COURBET


domani, se nessun altro partecipa al "quiz", metto le rispettive biografie. :smt039

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mar lug 21, 2009 4:30 pm
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
MARC CHAGALL un pittore-poeta o un poeta-pittore?



BLUE LOVERS - Marc Chagall - 1914
Olio su cartone - 49x44
Collezione privata


Marc Chagall, il cui vero nome era Moishe Segal nasce a Liosno, presso Vitebsk nella odierna Bielorussia il 7 Luglio 1887, primo di sette figli in una famiglia ebrea molto unita.
Dal 1906 al 1909 studia pittura, prima a Vitebsk, poi alla Scuola della Società Imperiale per la Difesa delle Belle Arti di Pietroburgo, dove è allievo anche di Léon Bakst.
Per vivere a Pietroburgo, gli ebrei dovevano essere muniti di un permesso di soggiorno e Chagall, per mantenersi, era costretto a lavori d'ogni genere, finendo persino in prigione.
Nel 1910, grazie ad un viaggio finanziato da un mecenate, si trasferisce a Parigi, dove conosce le nuove correnti pittoriche e di pensiero, interessandosi particolarmente al Fauvismo ed al Cubismo.
Lo stile di Chagall è già indirizzato alla scomposizione delle immagini realizzate in chiave onirica e fantastica, tenendo conto degli insegnamenti del fauvismo e del cubismo.
Nel 1912, a soli 25 anni, Chagall espone sia al Salon des Indépendants a Parigi, che al Salon d'Automne di Berlino.
Durante gli anni della guerra Chagall, riprende la dura cronaca del presente trasfigurandola in un sogno, dove sovrappone fantasie popolari, violinisti solitari e figure volanti sul villaggio natale ed espone le sue opere a Mosca e Pietroburgo.
Tra i soggetti più ricorrenti nei quadri di Chagall figurano il mistero della nascita, le nozze nel villaggio, la vita dei contadini, i rabbini e le feste ebraiche, usando dei colori intensi e cupi per creare atmosfere inquietanti.
Chagall, che si occupa anche di incisioni, sculture, ceramiche e scenografie per il teatro, riceve innumerevoli premi e riconoscimenti per la sua arte: viene eletto membro onorario dell'Accademia Americana di Arte e Lettere, riceve la Laurea Honoris Causa dall'Università di Glasgow in Scozia, riceve il premio Erasmo a Copenaghen, viene nominato cittadino onorario di Venezia, nominato Ufficiale della Legion d'Onore, ed insignito della Grande Croce della Legione d'Onore.
Marc Chagall muore a Saint-Paul-de-Vence il 28 marzo 1985.





IL COMPLEANNO - 1915 - Marc Chagall
Olio su cartone - cm 81 x 100
Museum of Modern Art - New York.


L'opera fa parte della serie di dipinti che esprimono l'amore dell'artista per la prima moglie, Bella.
Bella, nel suo libro, racconta che, mentre decorava la stanza con dei fiori per il compleanno del marito, questi le chiese di fermarsi perché voleva ritrarla.
L'immagine è caratterizzata dai due sposi sospesi nell'aria mentre Chagall, per baciare la moglie, assume un'angolazione impossibile.
Chagall dipinge minuziosamente ogni cosa, ad indicare che quando è con la moglie Bella qualunque aspetto della realtà è perfetto e lei gli porta solamente felicità.

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mer lug 22, 2009 10:59 pm
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?



Autoritratto con pipa - 1849 - Gustave Courbet (1819-1877)
Olio su tela - 45 x 37 cm
Musée Fabre, Montpellier


Fu Ornans, la piccola cittadina dello Jura, ai confini tra Francia e Svizzera, a dare i natali a Gustave Courbet, uno dei grandi innovatori, forse il più audace, della pittura ottocentesca.
Gustave è primogenito di Eleonor Regis, un agiato proprietario terriero che nel 1831 lo iscrive al Seminario di Ornans per poi inviarlo sei anni dopo al Collegio Reale di Besançon.
Fin dai primi anni il giovane Gustave, si mette in evidenza, oltre che per il carattere particolarmente indisciplinato, per l'attitudine al disegno. Ebbe grande importanza per la sua formazione l'amicizia con Max Bouchon, cornpagno di collegio, che lo portò verso il socialismo in politica e il realismo nell'arte.
Nel 1840 si stabilisce a Parigi dove abbandona gli studi di diritto per dedicarsi interamente alla pittura: frequenta gli atelier di vari artisti, ma soprattutto analizza e copia i capolavori del Louvre.
Sono ancora in auge in quegli anni i canoni della pittura romantica e Courbet vi si adegua: specialmente nei numerosi autoritratti, nei quali il pittore trasfigura per l'appunto romanticamente la propria immagine.
Vale la pena comunque di ricordare che l'autoritratto fu un'esigenza che accompagnò tutta la vicenda artistica del pittore francese, testimoniando la forte componente narcisistica del suo carattere.




Autoritratto con cane nero - Gustave Courbet
Parigi, Petit Palais.







"La Bottega del pittore. Allegoria reale che determina una fase di sette anni nella mia vita artistica e morale" - 1854-1855
Gustave Courbet (1819-1877)
Olio su tela - Cm 361x598
Musée d'Orsay


La bottega del pittore. Allegoria reale che determina una fase di sette anni nella mia vita artistica e morale.

Questo quadro-manifesto, rifiutato dalla giuria del Salon, costituisce la principale attrazione della mostra personale che Courbet organizza a margine dell'Esposizione universale del 1855.
Il sottotitolo dell'opera - Allegoria reale che determina una fase di sette anni della mia vita artistica e morale - dà la misura dell'ambizioso e un po' enigmatico proposito del pittore.
"È il mondo che viene a farsi dipingere da me" - precisa Courbet - "a destra, gli eletti, ovvero gli amici, i lavoratori, gli appassionati del mondo dell'arte. A sinistra, gli altri, coloro che conducono un'esistenza banale, il popolo, la miseria, la povertà, la ricchezza, gli sfruttati, gli sfruttatori, le persone che vivono della morte altrui".
Nella parte destra, è facilmente riconoscibile il profilo barbuto di Alfred Bruyas, dietro di lui, in posizione frontale, il filosofo Proudhon. Il critico Champfleury è seduto su uno sgabello, mentre Baudelaire è assorto nella lettura.
La coppia in primo piano simboleggia gli intenditori d'arte e, accanto alla finestra, i due amanti rappresentano l'amore libero.
Nel settore della "vita ordinaria", sono raffigurati un prete, un mercante, un cacciatore, che potrebbe avere le fattezze di Napoleone III e, inoltre, un operaio indolente ed una mendicante che raffigurano la povertà.
Balzano altresì agli occhi la chitarra, la daga e il cappello che, con il modello maschile in posa, stigmatizzano l'arte accademica.
L'identificazione di queste figure resta ancora avvolta nel mistero.
Al centro della tela, simile ad un mediatore, l'artista in persona, è in compagnia di figure beneauguranti: una donna-musa, nuda come la Verità, un bambino ed un gatto.
Sul vero significato del quadro sono state formulate le congetture più disparate.
Con quest'opera, Courbet rimette in discussione la gerarchia dei generi conferendo al suo manifesto personale il rango ed il formato della più prestigiosa pittura di storia.

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sab lug 25, 2009 8:44 pm
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
Chissà quante volte avrete visto questi due quadri di Monet....







....ma lo sapevate che i luoghi ritratti non solo esistono ancora, ma fanno parte proprio della casa dell'autore?


NORMANDIA - GIVERNY




Casa Museo di Claude Monet: il ponte sullo stagno raffigurato nei dipinti dell'artista
Una casa dagli intonaci rosa e dalle persiane verdi, immersa in un lussureggiante giardino "indefinito" dove le numerose macchie di colore sono state per sempre "impresse" nei quadri del pittore.
Ed in effetti questa casa-giardino fu per il pittore una sorta di laboratorio in cui coltivare fiori con colori e "impressioni" diverse da poter studiare e ritrarre.





Lo stagno fiorito di ninfee con i piccoli ponti di sapore giapponese, voluto dallo stesso Monet per studiare i riflessi e gli infiniti giochi di luce sull'acqua, è stato più volte "fermato" sulle tele del pittore





Vista d'insieme dello stagno





Il giardino nei pressi dello stagno




Il percorso antistante la casa con gli archi di rose e ai lati le numerose piante disposte quasi "a macchia" per catturare "l'impressione del colore".




All'interno la dimora conserva gli arredi che il maestro scelse, la raccolta di stampe giapponesi e molti studi e bozzetti del pittore.
Le stanze sono colorate e gli arredi, davvero originali, di sapore quasi provenzali sono stati tutti scelti dal maestro. Purtroppo è vietato fotografare gli interni.

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dom ott 11, 2009 11:57 pm
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
Edvard Munch, pittore precursore dell'Espressionismo, nasce il 12 dicembre 1863 a Löten, in Norvegia.

L'anno dopo la famiglia, modesta e puritana, si trasferisce a Christiania (la futura Oslo).
La sua vita inizia sotto una cattiva stella, sua madre è malata di tubercolosi e ne muore quando Edvard Munch ha solo cinque anni.
A occuparsi degli orfani (Edvard è il secondo di cinque fratelli) è la sorella della madre morta, una donna forte e decisa, appassionata di pittura che inculca nei bambini un grande amore per il disegno.

Dopo gli studi elementari, forse su pressioni del padre o della zia, si iscrive all'Istituto Tecnico, ma il suo istinto ribelle lo porta, solo un anno dopo, nel 1879, ad abbandonare gli studi regolari per cominciare a frequentare corsi di scultura.
Un altro lutto colpisce la famiglia Munch: la sorella Sophie, che ha solo un paio d'anni più di Edvard, muore di tubercolosi, lasciando nell'animo del futuro pittore una ferita indelebile.

Edvard Munch fa la sua prima apparizione in pubblico nel 1883, quando partecipa alla Mostra Collettiva del Salone delle Arti Decorative di Christiania con l’opera "Il Mattino", che viene definita da un giornalista "banale e di cattivo gusto".
In questa occasione Munch frequenta l'ambiente bohémien e conosce la vivace avanguardia norvegese dei pittori e degli scrittori.

A Oslo (Christiania), dove Edvard Munch, frequenta l'Accademia di Belle Arti, può confrontare i suoi lavori, caratterizzati da una pittura a toni scuri, con quelli dei pittori naturalisti che studiano con lui.
Nel maggio del 1885, finita l'Accademia e grazie ad una borsa di studio, Edvard Munch va a Parigi, dove visita il Salon e il Louvre, rimanendo affascinato dalla pittura di Edouard Manet.

Munch, pur ammirandone la tecnica, esamina con spirito indifferente le luci ed i colori degli impressionisti, che influenzeranno ben poco il suo stile.
Egli è affezionato alla sua pittura ruvida e spontanea, anche se, col tempo, i colori della sua tavolozza si ampliano, le figure conquistano il primo piano e aumenta la dinamica delle composizioni.
Solo l'intricato allegorismo di Paul Gauguin lo conquista, mentre trova frivoli i temi di Cèzanne e Seurat.

Costantemente oppresso dall'idea della malattia e della morte, dipinge alcuni dei suoi più importanti lavori: "Bambina malata", "Il giorno dopo" e "Pubertà".
Il piacere per l'attenzione che il mondo della pittura gli dedica, viene presto offuscato ed annullato dalla morte del padre.
Edvard Munch diventa sempre più triste e malinconico, la sua visione della vita, sempre più cupa e disperata.

Il pensiero fisso di Munch che lega la sua vita ed il suo lavoro, viene così descritto: "La mia arte ha le sue radici nelle riflessioni sul perché non sono uguale agli altri, sul perché ci fu una maledizione sulla mia culla, sul perché sono stato gettato nel mondo senza poter scegliere”.
Sono spettri, ossessioni e fantasmi quelli che popolano le tele di Munch, quei morti, con cui confessa di vivere, che si muovono in una crescente atmosfera di violenza.

Per questo, al pari di altri pittori espressionisti, fu perseguitato dal regime nazista che dichiarò la sua opera "arte degenerata", escludendolo dai musei tedeschi.
A trent'anni Munch si considera un malato: "Ho ricevuto in eredità due dei più terribili nemici dell’umanità: la tubercolosi e la malattia mentale. La malattia, la follia e la morte erano gli angeli neri che si affacciavano sulla mia culla".

Edvard Munch muore il 23 Gennaio 1944 dopo aver dipinto gli ultimi bellissimi autoritratti.



La bambina malata - 1885


Melancolia - 1891


Separazione - 1896



Autoritratto con vino - 1906


Dolore - 1908



Autoritratto (Uomo che passeggia di notte) - 1923/24

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smgrazie E' triste pensare quanti artisti siano stati ispirati dal dolore nelle sue varie forme :smt086

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Parecchi, ma parecchi anni fa mi ero appassionata all'astrologia e seguivo quella che considero sia stata la più grande astrologa in assoluto, Lisa Morpurgo. Le sue lezioni erano appassionanti perchè non faceva divinazione, ma studio della personalità attraverso le combinazioni astrali di ognuno di noi, il cosiddetto tema di nascita. Una delle osservazioni che mi hanno colpito di più è stata questa: quanto più nel tema astrale le combinazioni erano negative e creavano profonde lacerazioni nell'animo della persona, tanto più questa riusciva a "creare" e non solo in senso artistico, ma anche in senso sociale e politico. Ecco perchè, cara Sib, non mi stupisco se i più grandi artisti subiscono, nella loro vita, esperienze terribili! E non mi stupisco se a riuscire meglio nella vita di tutti i giorni sono proprio quelli che trovano più ostacoli (ovviamente quando parlo di riuscita non mi riferisco alla fama, ma alla "capacità" personale).

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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
Già...anche io una volta disegnavo... nessun paragone per carità!!
Miniature, ceramiche e molto carboncino... quando la mia bambina mi ha lasciato, il mio tema ricorrente era una donna velata che fissava una finestra senza paesaggio. Niente arte, solo uno sfogo che mi calmava :smt002
Se riesco a utilizzare lo scanner, posto uno dei miei disegni..allegri!!! :smt003 :smt039

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Ci farai un grande regalo Sib, perchè quelli che hai fatto tu sono "anima" non disegni.... Grazie!

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dom nov 15, 2009 5:27 pm
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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
La teoria elaborata da uno studioso

Svelato il mistero: ecco perché
Van Gogh si mozzò l'orecchio


Il pittore temeva che il fratello Theo, che stava per sposarsi, non l'avrebbe più sostenuto economicamente





L'autoritratto con l'orecchio bendato di Van Gogh, 1889.
È conservato alla Courtauld Gallery di Londra


MILANO - Sarebbe stato finalmente risolto uno dei misteri più oscuri della storia dell’arte: ovvero, l’orecchio mutilato di Vincent Van Gogh. Stando, infatti, allo studioso Martin Bailey - che ha scritto un libro sul celebre artista e ha curato due mostre a lui dedicate - Van Gogh si sarebbe tagliato l’orecchio perché distrutto psicologicamente dalla notizia che il fratello Theo, da cui dipendeva finanziariamente, stava per sposarsi.

LO STUDIO - La teoria sarebbe stata elaborata dall’esperto dopo una meticolosa indagine su una lettera che il genio olandese avrebbe volutamente inserito nel dipinto «Still Life: Drawing Board with Onions» (che sarà al centro della mostra alla «Royal Academy» che aprirà il mese prossimo), completato all’inizio del 1889, poco dopo essersi ferito, e che sarebbe stata scritta proprio da Theo da Parigi il 21 dicembre del 1888 per dare al fratello la notizia del fidanzamento con Johanna Bonder. Pare che questo avrebbe scosso profondamente Vincent, che era già psicologicamente disturbato, tanto da spingerlo all’autolesionismo. «Vincent temeva che stesse per perdere l’appoggio finanziario e psicologico di Theo», ha spiegato Bailey nel numero di gennaio di The Art Newspaper, ripreso dal Sunday Times.

LE TEORIE - Per la verità, per anni il mistero dell’orecchio tagliato di Van Gogh ha dato origine alle teorie più disparate: alcuni lo hanno legato alla sua pazzia, altri ancora alla sua amicizia interrotta con Paul Gauguin, tanto che secondo gli accademici dell’Università di Amburgo sarebbe stato proprio Gauguin, che divise una casa con Van Gogh ad Arles, nel sud della Francia, a tagliargli l’orecchio durante un litigio per una prostituta di nome Rachel. Una spiegazione che, però, è stata respinta tanto dal museo Van Gogh di Amsterdam quando dallo stesso Bailey. Diciannove mesi dopo essersi volutamente ferito all’orecchio, Van Gogh si sparò un colpo al petto e morì due giorni dopo, a causa delle ferite riportate.



[Simona Marchetti
27 dicembre 2009]

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Nuovo messaggio Re: AMATE L'ARTE?
Ritornando al tuo intervento precedente, Luna, devo dire che lo condivido in pieno. Ho sempre pensato che normalità e genialità siano in fondo in antitesi e che una forte sensibilità, caratteristica di molti geni e creativi, sia anche fonte di tormenti e conflitti interiori.

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